Cronarmerina - Come Eravamo

1843 Turista Bourquelot/1

Il turista Félix Bourquelot

Sono riuscito a trovare il volume originale che vedete nella foto, dove l'autore francese Félix Bourquelot in alcune pagine, ci parla del suo viaggio in Sicilia fatto nel 1843. La mia traduzione, da pag. 178 alla 183, riguarda il passaggio dalle nostre parti, dal Lago di Pergusa sino all'arrivo a Caltagirone, passando per i Maccari. Domani la prima parte del reportage alla quale ho dato il titolo "Incontri al lago". Poi seguiranno "Piazza o Chiazza", "Passando per i Maccari" e infine "Verso Caltagirone". 

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1536 Mungibeddu p'r'culös

Eruzione dell'Etna del 1669 - Dipinto dal pittore testimone oculare Giacinto Platania
Il 22 marzo del 1536 muore, colpito da un lapillo precipitando nel magma incandescente, il piazzese Francesco Negro, medico e scienziato di gran fama, il quale si portava sull'Etna, spinto dallo studio della vulcanologia, per controllare un'imponente eruzione del vulcano. Il Villari riporta nella sua Storia di Piazza Armerina l'anno 1528 facendo riferimento all'opera del Chiarandà del 1654 e questi al Fazello. Invece si tratta dell'eruzione del 1536, una di quelle che produssero disastri locali notevoli con la fase cruciale il 22 marzo, della quale ci riferisce l'abate Vito Maria Amico (1697-1762) nel suo Catana illustrata del 1741 con queste parole: Crollò quel giorno il tempio di S. Leone eretto nel bosco, e crollato, fu dai torrenti di fuoco ingombro. Il tempio era un cenobio nei pressi di Nicolosi. In quella circostanza occorse un'orribile disavventura a un valoroso medico, di nome Francesco Negro, il quale per indagare sulle voragini apertesi nei pressi, che mandavano al cielo sassi infuocati, sconsigliatamente avvicinatosi alla fornace, crollatogli sul capo un'eruttato sasso, morì.
Non essendoci alcuna stampa dell'eruzione del 1536, ho messo un quadro del pittore di Acireale Giacinto Platania (1612-1691) che fu un testimone oculare di quella del 1669, considerata la più devastante in epoca storica. Se lo guardate attentamente, potete notare come in quella eruzione la lava raggiunse Catania, circondando anche il Castello Ursino. Da allora, il castello dista ca. 500 mentri dal mare, mentre prima era situato proprio sulla riva, tanto da prendere il nome di Castrum Sinus ovvero castello del golfo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina
 
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Il mio eroe Number 1

  Una settimana fa, rispondendo a un commento, mi è venuto di parlare dei miei eroi preferiti.

Ebbene sì. Il mio eroe N. 1 era e resta NEMBO KID.

Non la versione moderna, Supermen, ma la versione anni '50 e '60. 

Che viaggi nel futuro ! Che viaggi frantasiosi! Troppo forte!

Prossimamente gli eroi Numeri TWO, THREE and FOUR.

 Prego notare il prezzo di copertina del fumetto (£. 120) 

... e i vostri?

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Angoli e nomi dimenticati

L'anno scolpito sul pilastro dx del portone nella foto in alto
A pochi passi dalla centralissima piazza Garibaldi e ancora meno dal Municipio, esiste un angolo della nostra Città che si è fermato al 1653, la data scolpita sul pilastro del portone a pianoterra. A Sètt Cantunèri esiste un cortile che se fosse stato fatto apposta per un film, avremmo dovuto assegnare all'autore l'oscar per la miglior scenografia, e all'amministrazione comunale quello per i migliori "effetti speciali". Il cortile in questione ancora "incontaminato" dalla civiltà moderna, è quello intitolato a Pietro Pulici. Per tanti, a cominciare da me, era un nome come un altro. Invece, se andiamo a "spulciare" tra i libri di stroria, ci accorgiamo che si tratta del nome di un gran benefattore piazzese dell'Ottocento. Fu grazie alle volontà testamentarie del cav. Pietro Pulici e del canonico Giuseppe Castagna¹, e altri cittadini, che nacque la "Casa di ospitalità per indigenti S. Giuseppe" per persone sole e anziane. La Casa è annessa alla chiesa della Madonna delle Grazie (Cappuccini) e viene gestita dalle Suore della Sacra Famiglia². Altre notizie sul benefattore non sono riuscito a trovarne, ma a me basta sapere che dietro quel nome non c'è uno qualsiasi. Ogni tanto sarebbe bene non solo sapere i nomi dei premi Nobel australiani o finlandesi, ma anche conoscere qualcuno dei nostri illustri compaesani e rendere le vie che portano il loro nome, più decenti. Per concludere, il cognome Pulici molto probabilmente deriva dal nome della nostra Città nel 1540, quando veniva chiamata anche Pulice e contava 13.800 abitanti.
¹ E' seppellito nel cimitero di S. Maria di Gesù. Sul monumento, oltre al busto scultorio, in basso c'è la scritta "CANONICO GIUSEPPE CASTAGNA-BENEFATTORE DEI POVERI".
² Da alcuni anni la cattiva gestione dell'Ente comunale "IPAB-Casa di Riposo S. Giuseppe" ha portato alla sua chiusura. Alla fine del 2016 la Regione Sicilia ha comunicato al Comune di Piazza Armerina che ha intenzione di estinguere l'Ente e di trasferire al Comune tutti i debiti cumulati nel tempo pari a oltre 4 milioni di euro. Inoltre occorreranno oltre 8 milioni di euro per mettere in sicurezza tutti beni immobili dell'Ipab, più le somme necessarie all'assunzione dei 9 dipendenti di ruolo che ammonterebbero a oltre 250mila euro. Il Sindaco Filippo Miroddi ha comunicato che questo comporterebbe l'aumento delle tasse per tutti i cittadini e il blocco di tutte le manifestazioni, compreso il Palio dei Normanni, per almeno 5 anni. Per tale motivo nei primi mesi del 2017 il Sindaco di Piazza, assieme agli altri Sindaci interessati all'estinzione di questi Enti, sta cercando di trovare una soluzione con la Regione Siciliana per non provocare il sicuro dissesto finanziario a cui porterebbe l'attuazione del decreto.     
Gaetano Masuzzo/cronarmerina
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3^ Veduta della Città

La formella d'oro con la mappa della Città - 1632
Negli stessi anni in cui è realizzato il quadro raffigurante Sant'Andrea Avellino, 2° Compatrono della Città, dove viene riportata la seconda veduta di Platia, all'orafo sacerdote don Camillo Barbavara è chiesta la realizzazione di tre formelle in oro, argento e smalti, da porre come pettorale sull'immagine della Madonna delle Vittorie. Il Vessillo della Madonna già si trova nella custodia in argento eseguita nel 1627 dall'artigiano Giuseppe Capra nella sua bottega di Caltagirone. Le tre opere preziose che realizza l'orafo, sono il frutto della riconoscenza del popolo piazzese e dei Comuni vicini, per le grazie ricevute nei decenni passati. A metà del secolo scorso, nel 1545 e nel 1558, la siccità ha creato gravissime carestie nei paesi della valle del Gela e del Braemi. In quella del 1545 a Pulice viene in abito di penitenza il presidente del Regno, il marchese Ambrogio Santapau, accompagnato da molti nobili palermitani. Il quella del 1558 vengono penitenti molti cittadini dei Comuni di Aidone, Mazzarino, Barrafranca, Pietraperzia e Butera, per pregare la Madonna del Vessillo e ottengono la grazia di un'abbondante pioggia. Quarant'anni dopo, nel 1591, la fame, la peste e la siccità colpiscono nuovamente il territorio, tanto che il barone Marco Trigona offre in prestito 15.000 scudi alla città di Caltagirone per affrontare la carestia. Nella primavera del 1595 per la grande siccità, il raccolto del grano sta per essere perduto, ma il Clero chiama i fedeli a una generale penitenza. Fra questi ci sono i giurati Amore, Ligambi, Lagnuso e Zebedeo che fanno voto di realizzare una custodia d'argento per il Vessillo (quella del 1627), nonché la piastra di protezione (quella con la veduta del 1632). A grazia ricevuta erogano la somma totale di 3932 onze. Nella pianta in oro, non più grande di cm. 16 x 12 ca., si può dire che è riportata precisamente la veduta già riprodotta nelle prime due, solo che qui è in rilievo. In basso si distinguono benissimo le mura della città ai lati della porta di S. Giovanni Battista, alla cui destra c'è la Commenda, e alla sinistra, poco fuori le mura, la chiesa di S. Stefano. Continuando a sinistra, fuori le mura, c'è il Convento con la Torre del Carmine, poi in verde gli orti, al centro il Palazzo della Corte Capitanale, in alto a sx il Castello Aragonese, a dx la Chiesa Madre in trasformazione¹, senza ancora la cupola. Sempre a dx in senso orario, il complesso del Convento dei Francescani al Monte, scendendo, si nota una chiesa, probabilmente quella di Santa Caterina, poi abbattuta, nella curva di via Cavour, e in verde altri orti fuori le mura. Per concludere una nota dolente: tutto il pettorale è rubato nel 1997 da un pregiudicato con la complicità del sagrestano che fa da basista, ma nel 2003, parte della refurtiva con alcuni pezzi del pettorale, sono ritrovati e consegnati da un cittadino inglese.
¹ Secondo il prof. Ignazio Nigrelli questa veduta, pur essendo stata consegnata nel 1632, sarebbe antecedente a quella del dipinto di Sant'Andrea Avellino "... in quanto essa mostra la parte posteriore triabsidata della vecchia Chiesa Madre, allora intitolata Santa Maria Maggiore, mentre è certamente posteriore la veduta del quadro, dove si nota che il muro posteriore della nuova Chiesa Madre, cominciato a costruire nel 1627, copre già le tre absidi della vecchia..." (I. NIGRELLI, Progetto Ed. Permanente, Ass. Reg. Dis. Scol. 27, Tip. Bologna, P. ARM., 1997, p. 12) 
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Soluz. Aguzzate la vista n. 16

Ancora una volta Filippo Rausa, qui mentre ieri si allenava già per il prossimo Palio, na calata o cullègiu a cavallo di un'Ape, ha indovinato l'Aguzzate la Vista n. 16. Vi dò la soluzione con le sue parole abbastanza esaurienti: "Si trova nell'atrio Fundrò (il cortile del Municipio). La fontana fu realizzata dal compianto scalpellino Salvatore Martello. Il rubinetto, invece, è l'invenzione dei tecnici comunali. Serve solo a non fare uscire l'acqua. Infatti, in estate, dissetarsi è un'ardua impresa!". Filippo ha vinto insieme a Sergio Piazza che ha indovinato rispondendo su facebook. In tal caso il regolamento è molto rigido: all'art. 2551 comma 3 bis, prevede la divisione del premio in palio... dei Normanni

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Famiglia Colomba

Una colomba d'argento ad ali spiegate (alias posata).
 
 La presenza a Placie della famiglia Colomba, Columba, de Columba, si registra intorno al 1400, quando diverse famiglie sono portate nella nostra Città dagli avvenimenti bellici di quel periodo. Nel 1410 Bernardo è giudice capitanale, 1435 Giuliano è capitano a Caltagirone. E' in questi anni che il notaio Giovanni de Columba ottiene da re Martino I il Giovane il feudo Polino-S.Barbara (a ca. 6 Km. a Nord-Ovest da Piazza). Circa un secolo dopo, nel 1520, il feudo appartiene al barone Antonino del quale, probabilmente, è parente la baronessa Costanza Colomba, che trasforma il suo palazzo, confinante con la chiesa di S. Agata (al Monte), in Casa di ritiro per pie signore nel 1530, dettando le condizioni per l'ammissione delle nuove aspiranti che dovranno essere di nobile origine. Nel 1539 la Casa è autorizzata a diventare Monastero di Benedettine di S. Agata. Nel 1522 Giuliano junior è giurato, 1556 Giovanni Francesco è barone del Polino, Quasi un secolo dopo, nel 1608, il barone del Polino, Blasco Columba, è tra i giurati della Città che chiedono e ottengono dal viceré marchese di Vigliena, il titolo di Spettabile, e il privilegio del mero e misto imperio, pagando la somma di 10.000 scudi al viceré di allora, duca di Ossuna, nel 1612. Nel 1638 muore, nel Monastero di S. Giovanni Evangelista suor Laudemia Columba, in odore di santità. Intorno al 1660 Dorotea, la madre del barone Blasco, risposatasi con un nobile di Caltagirone e avendo acquistato il feudo Polino dal figlio, lo trasmette, alla sua morte, al figlio Antonio Bonanno, avuto dal secondo marito.     
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Soluzione oggetto misterioso n. 3

 

Si tratta di una "Macchina fotografica detective a lastre automatica a ripetizione" del 1890 ca. Nella foto in basso una quasi simile, che ho trovato al Museo del Cinema di Torino nella Sezione "L'Archeologia del Cinema", dove si trovano le scoperte e gli esperimenti che hanno preceduto e accompagnato le invenzioni di Edison e dei fratelli Lumière. La macchina era fabbricata da una ditta di Milano e il costo era di £ 350. Il termine "detective" venne dato, nella seconda metà dell'Ottocento, agli apparecchi che scattavano foto camuffati. Infatti, gli apparecchi erano nascosti dietro cravatte, nei cappelli, nei bastoni da passeggio, nei libri e, in questo caso, in una scatola. Quella nella foto in alto era di mio nonno Tatano Marino Albanese, probabilmente acquistata all'inizio del '900 insieme a un grammofono in Argentina, o al ritorno, dove era andato a cercare fortuna. Dopo circa un anno di cattiva vita, nel 1913, se ne tornò a Piazza dove aprì la sua prima falegnameria, e tra na piallada e na ciàntà d ciöi metteva giù dei versi â ciaccësa.

cronarmerina.it

 

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