Cronarmerina - Come Eravamo

1776 Turista Houël/4

Il dipinto "Ruines de Gela" di Houël rappresentante i ruderi della Villa Romana
Considerazioni del Prof. I. Nigrelli - 2^ e ultima parte
"E' chiaro che certe cose le riferisce per sentito dire, non per averle viste, mentre quando scrive di ciò che ha visto personalmente non sbaglia, come quando scrive che l'antica Gelentium era attraversata dal fiume Giaccio (cioè fiume Giozzo, come si chiama la prima parte del fiume Gela più vicina alla città) e che essa distava da Piazza tre miglia, come aveva scritto Fazello e che è esattamente la distanza che corre tra il Casale e la città. E se, a confermare il fatto che egli vedeva nelle rovine del Casale i resti di Filosofiana de Gelesi e quindi della Gela mediterranea ipotizzata da Cluverio e sostenuta entusiasticamente da Chiarandà, non bastasse la descrizione che fa dei ruderi emergenti dal noccioleto, c'è il disegno "Ruines de Gela" che ha lasciato in due diverse redazioni, una conservata all'Ermitage e l'altra al Louvre; di tali ruderi la poco scrupolosa redattrice del catalogo parigino, Madeleine Pinault, scrive che esse si trovano addirittura a Licata, mentre la redattrice russa del catalogo italiano, Assia Kantor Gukovskaya, leggendo più attentamente il testo di Houel, giustamente li colloca nei dintorni di Piazza. Fu in seguito ad una mia visita al Louvre del 1990 che mi convinsi che nel disegno era rappresentato l'acquedotto della villa romana del Casale e pubblicai questa mia scoperta nell'aprile del 1991 nel n° 1 della rivista "Sicilia illustrata" con il titolo "Houel, Gela mediterranea e la villa romana di Piazza Armerina", riprendendo l'argomento nel luglio dello stesso anno nella rivistina piazzese "O. C." con il titolo "Il tesoro sotto i noccioli"; l'allora dirigente della sezione archeologica della Soprintendenza ebbe copia di tali riviste ma, quando organizzò questa discutibile mostra fotografica in una sala della villa, espose il disegno di Houel, ma si dimenticò di citare chi gliel'aveva fatto conoscere. 
Chiudo questa divagazione leggendo il gustoso quadretto di vita, cui assistette durante la sua visita a Piazza e che ci fa conoscere una Sicilia ancora del tutto priva di strade, in cui non esistevano nemmeno carretti e i signori potevano usare le carrozze solo nelle principali città dell'isola, mentre per viaggiare da una città all'altra si andava a dorso di mulo o cavallo e le signore andavano in lettiga." 
*Le Traduzioni e le Considerazioni sono state tratte "Dalle relazioni dei Regi Visitatori a quelle dei viaggiatori di commercio" sul sito web.tiscali.it/università popolare, 1999, Ignazio Nigrelli/Università Popolare del Tempo Libero Ignazio Nigrelli di Piazza Armerina.
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1776 Turista Houël/3

Houël (1735-1813) ritratto da F. A. Vincent nel 1772
 

Considerazioni del Prof. I. Nigrelli - 1^ parte

La traduzione che ho riportato nelle prime parti è accompagnata dalle seguenti considerazioni del prof. Ignazio Nigrelli tratte sempre da "1999, Ignazio Nigrelli/Università Popolare del Tempo Libero Ignazio Nigrelli di Piazza Armerina" che è bene rileggere con molta attenzione:
"Houel non era uno storico, né un archeologo, ma solo un appassionato di antichità che si aggiornava leggendo ciò che trovava scritto sulle località che visitava e certamente aveva letto Fazello, Cluverio, d'Orville e Chiarandà, ma da buon dilettante finisce per fare un po' di confusione. Egli mostra di credere, per esempio, che Gelensium (non Gelentium) e Philosophiana fossero due centri abitati distinti, scrivendo solo in nota che "alcuni autori pretendono che Gelensium si chiamò anche Philosophiana", mentre sappiamo che Gelensium Philosophiana è il nome di una delle tappe (stationes) che l'Itinerarium Antonini riportava nella strada militare romana Agrigento-Catania; inoltre, contrariamente a quanto asserisce nella nota, il nome Filosofiana non è mai stato assunto da nessuna montagna, in quanto la contrada Sofiana, sede di un notevole insediamento di età romana di cui avrà forse sentito parlare e che dall'antico nome certamente deriva, si trova su un pianoro e non su una montagna. E' evidente che egli, seguendo l'indicazione del Cluverio, individua nei ruderi del Casale l'antica Filosofiana dei Gelesi, ma poi contamina l'opinione di Cluverio con quella del Chiarandà e fa trasferire gli abitanti di tale città ad un miglio di distanza in cima ad un monte "dove oggi si trova un eremo" quello di Piazza Vecchia) e dove la nuova città assume il nome di Pluzia; distrutta questa dai Saraceni, sarebbe risorta poi dalle sue rovine "ai piedi della montagna", cosa che non ha fondamento.
 

*Le Considerazioni sono tratte "Dalle relazioni dei Regi Visitatori..." sul sito web.tiscali.it/università popolare, 1999, Ignazio Nigrelli/Università Popolare del Tempo Libero Ignazio Nigrelli di Piazza Armerina.

** Domani la 2^ parte delle Considerazioni.

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I Ciancianèddi

Quando le automobili erano ancora da inventare i ciancianèddi, di cui nelle foto vediamo due esemplari, erano le odierne colonnine di posteggio. Ancora oggi ne troviamo a dozzine sui muri  delle nostre strade, in specialmodo in quelle un po' interne rispetto alle più trafficate. Quasi ogni famiglia aveva un quadrupede (asino o mulo, raramente un cavallo) utilizzato per i trasporto dei prodotti agricoli, e per gli spostamenti nei "fine settimana" fuori città. Pertanto, in ogni abitazione al pianoterra c'era la stanza-ricovero con la rispettiva mangiaöra, per i rifornimenti carburante e i cambi olio, e all'entrata e all'uscita dal garage i ciancianèddi permettevano di legare il "mezzo" per non farlo spostare, una sorta di freno a mano altrimenti chiamato di stazionamento. Quelle più comuni erano in ferro, in italiano anello con gànghero, quelle più rispettose del paesaggio, e forse più economiche, erano in pietra locale con un foro al centro e murate ben bene (cioè con l'antifurto sempre innestato). Se si passa davanti a qualche edificio prima adibito a mulino, se ne possono contare diverse ad altezza di "utilitaria". Quasi sempre, accanto alle colonnine di una volta, è possibile trovare tuttora un altro optional sempre in pietra, di cui vi mostrerò una foto prossimamente.

cronarmerina.it

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1776 Turista Houël/2

Acquedotto Villa Romana del Casale
Il dipinto al Louvre di Houël che rappresenta l'acquedotto nella foto in alto
 

Parte II

"Quando questa fu distrutta, i suoi abitanti si rifugiarono alla sommità d'un monte, ad un miglio di distanza, dove oggi c'è un eremo. Là essi fondarono un abitato chiamato Pluzia: esso fu distrutto dai saracini; e la città di Piazza si innalzò dai suoi ruderi ai piedi della montagna. Da Pluzia per corruzione il tempo ha fatto Piazza. L'antica Gelentium era attraversata dal fiume Giaccio, a quattro miglia al disotto della sorgente e a tre miglia al di sotto del luogo dove ora si trova Piazza. Essa era situata presso una montagna poco elevata, che si chiama Philosophiana. Ho visto ancora in questo luogo degli ammassi considerevoli di rovine, ma circondate, e spesso nascoste da noccioleti, che si coltivano in gran quantità in questo paese. Sotto questi alberi e sotto delle macchie ho visto molti pezzi di muro, alcuni rettilinei che formano degli angoli di diversi gradi, altri che formano delle linee circolari: ho notato dei muri dallo spessore di sette-otto piedi (cioè oltre 2 metri) e della lunghezza di otto tese (cioè 120 m.) dove si vedono ancora arcate e nicchie poste alternativamente e diaposte in linea diritta. Le pietre di questa costruzione erano intagliate molto bene e della grandezza dei mattoni greci che ho già descritto. Questo pezzo mi parve di esecuzione bellissima. Vidi anche una vasca, che in questo paese si prende per un bagno, me è un errore: essa ha una lunghezza di 42 piedi (23,65 m.) contro 4 piedi e sei pollici di larghezza (1,45 m.). Ho visto tra le rovine un pezzo di vaso di marmo la cui forma sembrava essere stata quella di una ciotola. I proprietari, scavando per piantare degli alberi, hanno trovato frammenti di statue, basi, architravi e tronchi di colonna di marmo ed altri resti."

*La traduzione è tratta "Dalle relazioni dei Regi Visitatori a quelle dei viaggiatori di commercio" sul sito web.tiscali.it/università popolare 1999, Ignazio Nigrelli/Università Popolare del Tempo Libero Ignazio Nigrelli di Piazza Armerina.

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1776 Turista Houël/1

Il francese Jean-Pierre Houël (1735-1813), pittore e incisore della corte di re Luigi XVI, visita la Sicilia per la prima volta nel 1770, per poi tornarci nel 1776. Nel 1785 pubblica a Parigi i quattro volumi de "Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et Lipari" di cui vedete il quarto tomo nella foto. A questa pubblicazione allega ben 264 incisioni e molti disegni a inchiostro di china acquarellati, lasciandoci un precisa testimonianza dello stato di conservazione dei resti antichi che incontra lungo il percorso siciliano. Proprio a pag. 55 del quarto volume della sua opera, dopo Pont de Capitarso, c'è il reportage dal titolo De Piazza che precede quello su Caltagirone della pagina successiva. Eccovi la traduzione tratta "Dalle relazioni dei Regi Visitatori a quelle dei viaggiatori di commercio" sul sito web.tiscali.it/università popolare, 1999 Ignazio Nigrelli/Università Popolare del Tempo Libero Ignazio Nigrelli di Piazza Armerina.
 
Parte I
"Dopo aver visitato Castrogiovanni, mi recai a Piazza, i cui dintorni mi hanno incantato per la quantità di alberi che vi si coltiva e che adornano i posti più belli. Questa città è una di quelle che io preferirei abitare a causa della bellezza dei suoi dintorni e della quantità d'acque che vi si vede circolare da tutte le parti. Piazza non è che una città moderna: essa deve la sua origine alla distruzione d'una borgata o villaggio, che si era formata dai resti dell'antica città di Gelentium."

*Domani la seconda parte.

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L' UFO di Creta

Quello che può sembrare un UFO è il Disco di Festo. Il disco in terracotta, di 16 cm. di diametro e 16 mm. di spessore, è stato trovato nella città di Festo sull'isola di Creta nel 1908 da una spedizione italiana guidata dall'archeologo romano L. Pernier e dal roveretano F. Halbherr. Datato intorno al 1700 a.C. è ricoperto di simboli impressi in ambo i lati con stampini quando l'argilla era ancora fresca. I simboli, che in totale sono 241, sono rimasti anora indecifrati. 

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Famiglia Crapanzano

D'oro alla banda di rosso caricata dal leone d'oro
Famiglia originaria della Catalogna, nel 1270 ca. Antonio Crapanzano è governatore di Terranova (Gela). A Plaza nel 1396 Ruggero è uno dei capi del partito Catalano contro il partito Latino e nel 1401 ricopre la carica di Capitano esercitando continui abusi di potere, verrà destituito soltanto nel 1448. 1411 Minotta di Crapanzano è ambasciatore della città presso la regina vicaria Bianca di Navarra.
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